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Venerdi', 18 Agosto 2017

Oasi del deserto del Taklamakan

Prima di raggiungere il Regno di Mezzo, la Via della Seta incontrava il più grande degli ostacoli posizionati lungo il suo percorso: il deserto del Taklamakan. Per capire la pericolosità di questo deserto, che a dire il vero è una parte dell’enorme deserto del Gobi, basti ricordare che il suo nome vuol dire “chi vi entra non può più uscirne”.

E’ per questo che la Via della Seta, all’altezza di Kashgar, si divideva in due tronconi, uno che costeggiava il deserto a nord-ovest e l’altro che invece lo costeggiava a sud-est, lungo una serie di oasi e di villaggi. Fino alla fine dell’Ottocento la zona del Taklamakan era segnalata sulle carte geografiche come “unexplored” e i primi due esploratori che la attraversarono, lo svedese Sven Hedin nel 1897 e l’anglo-ungherese Marc Aurel Stein nel 1906, rischiarano entrambi di morirvi.

Oggi il Taklamakan non è più il luogo dove “chi vi entra non può più uscirne”, poiché vi sono due autostrade che attraversano il deserto da una parte all’altra. La prima di queste due strade ad essere terminata è stata, nel 1995, quella che parte da Lunnan, località situata in una zona che è il centro dell’industria petrolifera cinese. Non stupitevi dunque, se intorno a voi vedrete trivelle e pozzi petroliferi. Dopo 522 chilometri, che fanno di essa la più lunga autostrada del deserto esistente al mondo, arriva quindi a Minfeng, sul versante orientale del deserto, sul tratto meridionale della Via della Seta. Tra le due cittadine ci sono solo dune e dune, un mare di sabbia che sembra non terminare mai.

Le città che si trovano a sud-est del Taklamakan sono abitate quasi esclusivamente dagli uiguri, che sono di religione musulmana e che sono imparentati con i popoli dell’Asia Centrale. Da queste parti i cinesi Han sono un’esigua minoranza e anche i turisti sono una rarità.

La prima città che si incontra è quella di Hotan, che era un centro fiorente lungo la Via della Seta. Sembra anzi che fu proprio da Hotan che arrivarono in Europa le prime uova di baco e i primi semi di gelso, necessari a produrre la seta. La città ha ormai perso l’atmosfera che doveva avere secoli fa, ma vi sono ancora alcuni antichi edifici che ricordano i fasti di un tempo. E’ invece tipicamente cinese la grande piazza dell’Unità, dove vi è una statua che ritrae Mao Zedong insieme a un uiguro, Tulum Kurban.

L’atmosfera da Via della Seta è molto più forte a Yarkand, città situata a metà strada tra Hotan e Kashgar. Nella piazza centrale vi è il mausoleo della poetessa uigura Amanishaha, finemente decorato con maioliche turchesi. Tutt’intorno vi è un panorama di cupole, minareti ed edifici dalle linee arabeggianti.

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