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Lunedi', 11 Dicembre 2017

Città Proibita

Sorge su un’area di 720.000 m2 ed è composta da oltre 800 edifici. La Città Proibita è l’esempio più alto dell’architettura imperiale cinese ed è un susseguirsi impressionante di sale e di padiglioni, di mura color porpora e di tetti color ocra.

Un tempo il complesso era abitato dall’imperatore cinese e dalla sua corte, che erano gli unici a poter accedere all’interno di esso: da qui il nome di Purpurea Città Proibita, che ha tutto un altro fascino rispetto all’attuale ed asettico nome di Museo del Palazzo. Per visitare la Città Proibita ci vogliono almeno due o tre ore, considerando che c’è quasi un chilometro tra la porta d’ingresso e quella d’uscita. Se non siete degli amanti dell’arte cinese, è tuttavia probabile che, passando di cortile in cortile, vi sembrerà che gli ambienti della Città Proibita siano tutti abbastanza simili. Del resto il palazzo è stato costruito seguendo i canoni armonici dell’architettura cinese, che prevede la creazione di spazi simmetrici. Il complesso si sviluppa sul piano orizzontale, con edifici di altezza modesta, ed è circondato da un canale largo 52 metri e da mura molto spesse.

STORIA. La conformazione attuale della Città Proibita deriva dai numerosi interventi apportati al complesso nel corso dei secoli. Ad ordinarne la costruzione fu l’imperatore Yongle, della dinastia dei Ming, nel 1406. Yongle, che fu uno degli imperatori più amati nella storia cinese, decise di trasferire la capitale da Nanchino a Pechino ed ordinò di erigere il suo imponente palazzo nello stesso luogo in cui, fino a 50 anni prima, sorgeva la corte degli imperatori mongoli. La Città Proibita è stata la residenza di 24 imperatori, tutti delle dinastie dei Ming e dei Qing, ed è rimasta inaccessibile alla gente comune fino al 1912. Un anno prima era caduto l’impero ed era nata la repubblica, ma a Puyi, l’imperatore-bambino, l’ultimo imperatore del film di Bertolucci, fu concesso di continuare a vivere in un’area del palazzo. Puyi lasciò la Città Proibita soltanto nel 1924, in seguito all’occupazione di Pechino da parte delle truppe del Kuomingtang.

Il complesso ha rischiato di essere distrutto durante la Rivoluzione Culturale, quando lo slogan principale delle Guardie Rosse era quello di “distruggere le quattro cose vecchie”: le vecchie idee, la vecchia cultura, le vecchie tradizioni e le vecchie abitudini. La Città Proibita, simbolo dell’antico potere imperiale e della concezione classica della Cina, era l’espressione massima del vecchiume che la Rivoluzione Culturale voleva cancellare. Soltanto l’intervento deciso del premier cinese, Zhou Enlai, ha permesso che il complesso monumentale arrivasse fino ai nostri giorni.

LA CITTA’ ESTERNA. La Città Proibita è dotata di quattro porte d’ingresso situate in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Le biglietterie si trovano sia accanto alla porta meridionale, sia accanto a quella settentrionale, ma la maggior parte dei visitatori vi entra dal lato sud, che può essere raggiunto da piazza Tiananmen passando sotto la Porta della Pace Celeste. Per entrare nel palazzo vero e proprio bisogna superare l’imponente Porta Meridiana, che è dotata di tre tunnel. Un tempo in quello centrale poteva passare esclusivamente l’imperatore. Superato uno dei cinque ponti di marmo, si giunge quindi alla Porta della Suprema Armonia, che conduce a sua volta nel cortile più ampio della Città Proibita. Nei padiglioni che si trovano ai lati di esso è conservata la collezione imperiale dei Qing, che è di estremo interesse, nonostante sia stata saccheggiata dai nazionalisti del Kuomingtang e dagli invasori giapponesi. Della collezione fanno parte splendide porcellane e splendidi dipinti, oltre ad armature, gioielli e antichi documenti.

I TRE SALONI. Sul più grande dei cortili si affaccia la più grande delle sale della Città Proibita, quella della Suprema Armonia. Il padiglione, che è sicuramente il più suggestivo di tutto il complesso, raggiunge i 38 metri d’altezza, se si calcola anche il basamento di marmo su cui poggia, ed un tempo era l’edificio più alto di tutta Pechino. Un editto imperiale, infatti, proibiva la costruzione di palazzi che lo superassero in altezza. La Sala della Suprema Armonia era utilizzata dall’imperatore quando svolgeva funzioni statali e conserva ancora oggi il trono che simboleggiava il suo potere. Alle spalle di questo padiglione vi sono altre due sale, quella relativamente piccola dell’Armonia Media e quella più grande dell’Armonia Protettrice. Era in quest’ultima sala che l’imperatore presiedeva i concorsi per entrare nella burocrazia statale.

LA CITTA’ INTERNA. Dietro alla Sala dell’Armonia Protettrice vi è un alto cortile e subito dopo inizia quella che è la cosiddetta città interna, vale a dire la parte del palazzo che ospitava le residenze dell’imperatore. Questa zona era la più inaccessibile di tutta la Città Proibita e non è un caso che la porta che conduce ad essa sia quella della Purezza Celeste: evidentemente le persone comuni, ma anche molti dignitari, non erano abbastanza puri per attraversarla. Alle spalle della porta c’è il Palazzo della Purezza Celeste, dove si può osservare la camera da letto dell’imperatore, mentre il padiglione successivo, quello dell’Unione tra Terra e Cielo, ospitava le stanze dell’imperatrice. Sul lato settentrionale del complesso, prima dell’uscita, ci sono i giardini imperiali, in cui si fondono elementi naturali e pagode in stile classico. Superata la porta nord ci si ritrova al di fuori del palazzo, ma vale la pena di attraversare la strada e di entrare nell’antistante parco Jingshan. Dalla sua collina si gode di una suggestiva veduta sulla Città Proibita.

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